Nel corso delle ultime guide ci siamo concentrati soprattutto sui vari aspetti che il consumatore deve considerare quando si parla di auto elettriche. Ora cambiamo invece prospettiva spostandoci a monte nella filiera produttiva, precisamente al cuore pulsante di ogni discorso che riguarda le auto elettriche: la batteria.

Elemento centrale da cui derivano le tematiche di ricarica e autonomia, le batterie delle auto elettriche rappresentano la grande sfida del futuro per permettere al settore di decollare definitivamente. L’orizzonte temporale risulta ampio, tuttavia è probabile che alcuni Paesi riusciranno a proseguire step by step con più rapidità rispetto ad altri. Nello specifico, parliamo di produzione e smaltimento delle batterie con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Anche il cliente però gioca un ruolo importante in questa challenge a favore del pianeta, cercando di salvaguardare quanto più possibile la durata della batteria per ridurre i costi di manutenzione e sostituzione della stessa. È giunto il momento di analizzare nel dettaglio ogni fattore che concorre a determinare il funzionamento della batteria delle auto elettriche, tra garanzia, durata e come smaltire.

Batterie auto elettriche: materiali e produzione

Il processo produttivo delle batterie di un’auto elettrica deve necessariamente partire da un fondamento di natura tecnica e tecnologica: di quale materiale sono composti gli accumulatori? Il progresso è giunto alla sua terza fase, ovvero quella agli ioni di litio (in precedenza piombo e nichel), un metallo che garantisce all’intero sistema leggerezza e durabilità in contemporanea. Ma qui sorge il primo ostacolo, vale a dire l’approvvigionamento. Se i costruttori decideranno di convertire tutta la gamma nel segno delle emissioni zero, allora ci si aspetta un significativo incremento nella domanda di materie prime.

In questo momento c’è un protagonista assoluto in tale ambito: la cinese Contemporary Amperex Technology. Tutto l’Oriente può comunque essere considerato un partner imprescindibile allo stato attuale, sebbene si stia lavorando per avviare una massiccia produzione anche negli Stati Uniti e in Europa. In Italia, ad esempio, si studia la creazione di un primo polo per le batterie grazie a Italvolt. Il progetto, ancora in fase di studio architettonico, potrebbe partire nel 2022 e vedere il taglio del nastro nel 2024.

Batterie auto elettriche: durata, garanzia e manutenzione

Nella guida di spiegazione sulla manutenzione dei componenti di un’auto elettrica, si sottolineava come la batteria fosse l’elemento più delicato e potenzialmente oneroso per il cliente in caso di sostituzione. Al fine di rendere più immediato il concetto (con le debite proporzioni) si pensi alla “pila” di un’auto elettrica come quella di uno “smartphone”. Anche i nostri cellulari montano batterie agli ioni di litio ma con capacità ampiamente minori e pensiamo all’utilizzo intenso che facciamo degli smartphone, ormai imprescindibili nella nostra vita quotidiana.

Aldilà delle oggettive differenze, il principio è lo stesso: chi compra un’auto elettrica vuole sfruttarla al massimo delle sue potenzialità e non lasciarla per troppo tempo ferma in garage. Con il passare delle ricariche (di norma una alla settimana in condizioni perlopiù cittadine) la capacità della batteria diminuirà sempre di più. Nel caso di un veicolo acquistato a noleggio i produttori assicurano l’intervento la sostituzione fino a una capacità residua del “serbatoio” pari al 70%. Un valore difficilmente raggiungibile anche dopo diverse migliaia di rifornimenti alla spina.

In termini quantitativi significa poter disporre di una copertura pari a 8 anni/160.000 chilometri, tuttavia si tratta di una convenzione non regolamentata (Tesla assicura fino a 200.000 chilometri). Sempre nella guida di riferimento per la manutenzione delle auto elettriche, si faceva riferimento a una procedura in particolare tipica di queste vetture: il controllo della temperatura a liquido della batteria. Passaggio cruciale per evitare surriscaldamenti e danneggiamenti che potrebbero rappresentare un punto di non ritorno.

Ci sono consigli validi per estendere la durata dei propri accumulatori? La risposta è affermativa e segue fedelmente le raccomandazioni in ambito tech. Su tutte, quella relativa alla carica/scarica della “pila”. Il suggerimento è di non far decadere sotto il 20% la scarica e di non oltrepassare la soglia dell’80% di carica. Proprio sul fronte ricarica, il valore “simbolico” dell’80% è quello oltre cui le colonnine (fast o normali) rallentano notevolmente la velocità.

Batterie auto elettriche: second-life e come smaltire

Il vero nodo in ottica sostenibile riguarda il “dopo” ed è tra le principali critiche che vengono mosse alla transizione elettrica. In relazione alla domanda sempre crescente dei prossimi anni serve una conseguente strategia di riciclo e smaltimento in linea con le direttive europee sempre più stringenti.

Sostenibilità e sicurezza, visto che i componenti delle batterie (litio e cobalto) sono potenzialmente molto nocivi per la nostra salute. Servono soluzioni rapide ed efficaci, che per ora non si vedono o risulterebbero insufficienti nell’immediato futuro. Ciascun produttore sta cercando di trovare la propria strada ma la sensazione è che si capirà di più con l’emissione del Pacchetto Economia Circolare da parte dell’UE previsto tra fine 2021 e inizio 2022.

Ecco, dunque, che il riciclo diventa l’opzione più percorribile, in accordo con i parametri dell’economia circolare. Il meccanismo è particolarmente complesso (e costoso) e richiede l’estrazione delle materie prime ancora funzionanti (come detto si arriva intorno al 70% dopo circa dieci anni) con un successivo trattamento di lavorazione. Fatto ciò, serve tanta creatività per immaginarsi il nuovo punto di partenza, ma questo non è certo un problema insormontabile.