Acquistare un’auto elettrica a un prezzo conveniente non basta. Bisogna poi essere in grado di ammortizzare anche i costi di gestione, per renderne l’utilizzo effettivamente più conveniente rispetto a una vettura tradizionale. Ecoincentivi da un lato, colonnine dall’altro. Se i bonus statali e regionali abbattono fortemente la barriera all’ingresso è necessario che l’offerta di elettricità cresca di pari passo con un mercato automobilistico in continua trasformazione.

L’unica soluzione non può certamente essere la ricarica delle auto elettriche a casa, davvero utile soprattutto nel caso di veicoli cittadini (e quindi con un pacco batterie poco capiente). Per le auto elettriche “di tutti i giorni”, pensate anche per un utilizzo a 360°, serve soddisfare una richiesta di elettroni che sarà sempre maggiore. La capillarità della rete di ricarica dovrà inoltre tenere conto del principale vulnus di una vettura a zero emissioni: le basse percorrenze autostradali. Per questo motivo è fondamentale provare a stilare una mappa in Italia delle colonnine elettriche di ricarica.

Come abbiamo avuto modo di approfondire nelle precedenti guide, l’auto elettrica è oggi sinonimo di contesto cittadino. I dati di vendita confermano questo trend che viene ulteriormente sottolineato dalle scelte dei costruttori di colonnine. I centri urbani di medio-grandi dimensioni sono infatti gli spazi più riforniti di postazioni, mentre per la ricarica in mobilità la strada è ancora lunga e tortuosa. Ormai da diversi mesi sono allo studio ipotesi che prevedono l’installazione di punti di ricarica nelle aree di sosta autostradali oppure all’interno di grandi spazi come aeroporti, hotel e centri commerciali.

Mappa colonnine elettriche: app e portali per informarsi

A fronte quindi di una disponibilità latente di colonnine elettriche il miglior alleato per combattere l’ansia da ricarica è la tecnologia. Vediamo in che modo.

Cominciamo dai portali di navigazione. Una volta inserita la località di partenza e quella di arrivo l’utente potrà selezionare nelle opzioni del percorso la possibilità di impostare il tragitto sulla base della disponibilità dei punti di ricarica. Il consiglio è quello di avvalersi di portali di settore, legati al mondo dell’elettrico e quindi probabilmente più “forniti”. La soluzione generalista è offerta invece da Google Maps, leader di mercato nel settore della navigazione mobile. L’app di Mountain View ha stipulato numerosi accordi con le principali case per mostrare sulla mappa i punti di ricarica completi di informazioni quali velocità, tipologia di connettore e disponibilità all’uso.

Al cospetto di una carenza di punti di ricarica sul territorio si oppone un proliferare di alternative in ambito mobile. Vivendo costantemente incollati ai nostri smartphone, possiamo addirittura scegliere come costruire l’ecosistema di applicazioni legate alla mobilità elettrica. In primis quelle sviluppate dalle Case. Tra le funzioni disponibili c’è anche la programmazione dei viaggi tenendo conto dei punti di ricarica (anche in questo caso possono venire sponsorizzate alcune aziende in virtù di accordi commerciali pregressi), tuttavia è importante che anche il sistema infotelematico di serie sia dotato di questa possibilità (al limite si ricorre ad Android Auto e Apple Car Play come soluzione d’emergenza).

Ci sono poi le app dedicate, sia dei produttori che di sviluppatori esterni. La prima opzione è particolarmente adatta a chi stipula sottoscrizioni con un determinato brand e dunque sarà incentivato a rifornirsi esclusivamente presso quelle colonnine (oltre a conoscere la spesa complessiva). Per tutti gli altri è possibile scaricare applicazioni di terze parti molto valide. Tra le consigliate citiamo Nextcharge, il cui punto di forza sono gli utenti, e Plugshare, che dispone di oltre 140mila punti di ricarica in tutto il mondo. Su entrambe è possibile direttamente prenotare e pagare la ricarica.

Colonnine di ricariche elettriche: la mappa attuale

Esaurito il capitolo su “come” trovare i punti di ricarica è tempo di passare all’atto pratico. Qual è pertanto la fotografia della diffusione di colonnine elettriche in Italia?

Lo scenario è abbastanza desolante ma, come detto, deve confortare il quadro di strategie per il futuro. I dati a disposizione si basano su due studi differenti, quello dell’EAFO (l’Osservatorio Europeo sui combustibili green) e quello di Motus-e. Il numero complessivo si aggira tra i 17.300 (EAFO) e 19.300 (Motus-e). Per comprenderne la portata ridotta basti pensare che il parco elettrico circolante (elettriche pure e ibride plug-in) è attualmente di circa 130.000 unità.

E se da un punto di vista quantitativo la rincorsa al rapporto 1:1 tra colonnine e auto elettriche richiederà del tempo, scoraggia anche l’analisi qualitativa sull’erogazione dell’energia. Due indicatori su tutti disegnano un contesto di eccessiva arretratezza: un misero 4% di colonnine fast (tra cui i 327 Supercharger di Tesla) e il 20% di colonnine che trasferiscono fino a 3,7 kWh, ossia l’equivalente di una ricarica domestica.

Nel 2020 si è comunque assistito a una crescita nel numero di impianti pari al 41% (nel 2019 si registrò un +46%), un incremento lontanissimo dal boom di vendite di auto elettrificate nello stesso periodo (+251%). Ma la vera nota dolente è la disparità nella distribuzione geografica degli impianti. Il Nord concentra il 57% delle colonnine totali, eppure ci sono alcune aree (come il Nord-Est) che non riescono a soddisfare la sete del parco elettrico circolante. Male il Sud e le Isole, ferme al 20%. Nonostante ciò, la Campania risulta la regione più virtuosa sotto il profilo dell’impegno profuso nell’anno appena concluso.

In sintesi, possiamo pertanto affermare di essere ancora indietro rispetto ad altre nazioni europee. Bisogna comunque riconoscere la volontà comune di soggetti pubblici e privati nell’accelerare il processo di realizzazione di un’infrastruttura di ricarica completa ed efficiente. Solo attraverso azioni sinergiche si potrà infatti contribuire concretamente a superare un ostacolo che rimane tutt’ora un preoccupante deterrente verso l’acquisto di auto a zero emissioni.