Forse con la grande diffusione delle auto elettriche ti sarai chiesto perché questi modelli non sono adottati dalle scuole guida. La spiegazione sta nel codice 78, dato che i veicoli a batteria non hanno il cambio e lo stesso vale per i mezzi con cambio automatico. Tuttavia, sarebbe importante formare l’automobilista anche all’uso dei veicoli BEV, dando nozioni per mettersi alle prese con le prese e con le infrastrutture di ricarica.

Il problema del codice 78

Su molte patenti troviamo oggi il codice 78 (cambio automatico) che indica la incapacità di guidare con cambio manuale. Ad esempio, chi prende la patente B si un veicolo con cambio manuale e poi la B96 con cambio automatico non si porta dietro il codice 78. In particolare secondo il punto 5.1.3. dell’allegato II del D. lgs. 59/2011: “Non sono indicate restrizioni per i veicoli con cambio automatico sulla patente per un veicolo della categoria C, CE, D o DE di cui al punto 5.1.2, quando il candidato è già titolare di una patente di guida ottenuta su un veicolo con cambio manuale in almeno una delle seguenti categorie: B, BE, C, CE, C1, C1E, D, D1 o D1E, e ha eseguito le manovre descritte al punto 8.4 (guida sicura e attenta al risparmio energetico) durante la prova di capacità e comportamento.” Dal 1 luglio 2015, inoltre, ogni autoscuola ha l’obbligo di dotarsi obbligatoriamente dei veicoli di categoria AM, A1, A2, A, B, C, CE, D, DE.

I modelli per scuola guida di Nissan e Stellantis

La differenza tra la guida di auto elettrica e la guida di auto tradizionale è presente e oggi le autoscuole hanno preso contatti con le case produttrici per dotarsi anche di veicoli BEV. In particolare con Nissan si organizzano master formativi sul modello Leaf e con Stellantis si studiano percorsi formativi per autoscuole e istruttori per far fronte al nuovo e crescente mercato dell’ibrido e dell’elettrico.

Nel dettaglio, il personale delle autoscuole deve seguire corsi di aggiornamento ogni due anni per capire come funziona la guida dei mezzi elettrici anche in vista del percorso di transizione sostenibile ed ecologica che ci accompagnerà dal 2030 al 2050. Per questo ogni autoscuola sta rivendendo i percorsi formativi, introducendo anche corsi per la micromobilità, dettati dalla difficile gestione dei monopattini nel traffico. Pensiamo alla condivisione degli spazi con mezzi più grandi, alla svolta e all’inserimento nel traffico urbano.

Auto elettriche e scuola guida: il problema dell’autonomia

Quando il cliente arriva nella scuola guida il suo principale problema è quello di restare a secco e il compito dell’istruttore è educare all’elettrico e alla sostenibilità per far comprendere come l’auto elettrica sia perfettamente compatibile con le esigenze di mobilità quotidiane.

La paura di restare a piedi è infondata, dato che le distanze percorse ogni giorno sono compatibili con l’uso dell’elettrico e le colonnine di ricarica sono sempre più diffuse.

Manutenzione e sicurezza dei BEV

Tra le esigenze della scuola guida c’è anche quella di saperne di più su manutenzione e sicurezza dei BEV, in particolare come avviene per l’auto tradizionale è importante conoscere il funzionamento del motore elettrico. Si tratta di adottare criteri di sicurezza e imparare il più possibile sulla manutenzione del mezzo a partire dal fatto che i cavi arancioni non vanno toccati e che cambiare la batteria non è come cambiare l’olio al veicolo tradizionale. Si tratta di operazioni da affidare al meccanico competente e di ricordare che esistono corsi ben precisi per guidare l’auto elettrica, date le differenze a partire dalla frenata. A questo punto non resta che attendere che i primi modelli di auto elettrica compaiano nelle autoscuole e che venga meno il codice 78 per formare una nuova generazione di utenti, capace di guidare in modo sicuro un veicolo elettrico e attenta alla sostenibilità.